Appunti dall'incontro con Giancarlo Cerini

 

 Edilizia scolastica:

Al primo posto dell’agenda del governo l’edilizia scolastica: va bene, ma con dentro la nostra idea di scuola. Non solo aule e corridoi, ma ambienti di apprendimento, di relazione e di vita. Scuole pensate per ospitare la comunità scolastica per tempi distesi e non accatastati alla mattina.  In cui ci siano spazi per le piccole comunità di insegnanti e studenti, ambienti flessibili, in cui sia agile cambiare i set di lavoro a secondo delle attività da svolgere, spazi per la comunità degli insegnanti  che studiano e riflettono e socializzano, spazi  per gli studenti che a loro volta studiano e riflettono, si distendono e socializzano..

La professionalità degli insegnanti:

Al primo posto la formazione in servizio, formazione  come ricerca, per arricchire la professionalità; nuove condizioni per un insegnamento che vada oltre le routine; nuove condizioni per il riconoscimento del buon lavoro che si fa (ma che non tutti fanno!) La lezione frontale ancora al 70%, il decreto Carrozza 128 rende obbligatoria  la formazione in servizio.  Avremmo dovuto essere noi, associazioni professionali, a chiederlo e non una legge a imporlo! Quali standard di  formazione? L’ osservazione, il lavoro collegiale, la riflessione. Gli standard professionali vanno rapidamente definiti, perché senza di essi non è possibile una formazione coerente:  la capacità degli insegnanti di scegliere un modello di insegnamento e di saperlo descrivere e spiegare, la capacità di produrre un lavoro documentabile e di documentarlo appropriatamente, sapere interpretare la propria professionalità all’interno della comunità in cui si trovano a lavorare e che così si costituisce intorno al confronto e alla collaborazione su come perseguire le finalità istituzionali che la fondano. Va affrontata la questione dell’orario di lavoro e va affrontata appunto alla luce della definizione degli standard di professionalità.

Il merito/ La valutazione degli insegnanti:

Il rapporto con l’Invalsi: si può porre sul fatto che  la cultura della valutazione deve cambiare, la  valutazione deve diventare strumento per riconoscere punti di forza e punti di debolezza della propria professionalità.  E’ vero che le possibilità di lettura dei dati sono varie, ma rimane la necessità di riflettere sul valore aggiunto che il lavoro del docente sprigiona nel perseguimento degli obiettivi  della scuola.

La  centralità della scuola- compiti formativi - le competenze

il mondo del lavoro e quello della scuola, un confronto sul concetto di competenza. Se dal mondo del lavoro viene la richiesta di competenze quali la flessibilità, la riflessività, l’autonomia, l’attitudine a risolvere problematiche  allora non sembra che siamo così lontani.

Le associazioni dovrebbero essere comunità coraggiose per un nuovo protagonismo dei docenti, nelle molte forme in cui può esprimersi (rete, incontri, forum, iniziativa). Al CIDI di Bari si respirava questo orgoglio docente..

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